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Perché il riscaldamento delle gomme decide il Gran Premio di Las Vegas
Nel deserto del Nevada, a mezzanotte, la temperatura dell’asfalto scende sotto i 15°C. Marcus Reid spiega cosa comporta per una gomma di Formula 1.

Una gomma di Formula 1 è progettata per lavorare in una finestra di temperatura ristretta. Al di sotto, la mescola non genera aderenza; al di sopra, la superficie si degrada. A Las Vegas, il problema è sempre il limite inferiore di quella finestra.
La gara parte alle 10 di sera, ora locale, a novembre, e la temperatura dell’asfalto si attesta solitamente tra 12°C e 16°C. Sono valori inferiori a quelli di qualsiasi altra gara in calendario e alle temperature per cui la gomma è stata progettata.
Le conseguenze
Innanzitutto, il giro di uscita dai box diventa cruciale. I piloti procedono a zig-zag, frenano con forza e talvolta fanno scivolare volutamente la vettura per immettere energia nella carcassa della gomma. In secondo luogo, il primo giro dopo un pit stop è estremamente lento, e questo cambia i calcoli alla base di ogni scelta strategica.
Qui non si tratta di gestire il degrado. Si tratta di riuscire a far funzionare la gomma.
In terzo luogo, il graining diventa il principale problema degli pneumatici. Una gomma fredda che scivola su una superficie liscia e poco aderente perde piccoli frammenti di battistrada, che a loro volta riducono ulteriormente l’aderenza.
Le contromisure dei team
I team adottano configurazioni più aggressive dei condotti dei freni per trasferire calore al cerchio, aumentano il camber per caricare la spalla della gomma e partono con la mescola più morbida disponibile. Nessuno di questi accorgimenti risolve il problema. Servono soltanto a rendere affrontabili i primi tre giri di uno stint.
I numeri
Las Vegas Street Circuit
Profilo completo- Lunghezza (km)
- 6.201
- Curve
- 17
- Giri di gara
- 50
- Primo Gran Premio
- 2023
- Record del giro: 1:34.876 di Oscar Piastri (2023).

